Nascere, crescere, inciampare e RInascere

Ormai sono passati quasi 6 anni da quando mi son laureata, l’anniversario casca il 29 novembre.
La partita iva l’ho aperta solo due anni dopo la laurea. Sapevo che era la mia strada ma è sempre un salto nel buio. E così sono nata come libera professionista.

Ricordo il primissimo incontro che feci. Una decina di donne a Milano che son venute a conoscere le coppette mestruali. Ricordo che feci pagare l’incontro 5 euro! Ero a Milano perchè dovevo parlare della libera professione e che “ce la si può farcela!” e io che avevo aperto la p.iva da meno di un mese.

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Far partire la mia attività a Trento, o meglio Levico, non era stato facile ma nemmeno difficile. I primi incontri li tenevo nella mia casa, era davvero bella, una soffitta con parquet e vista lago. Poi trovai una stanzina gratuita in periferia di Trento ma già più vicina al centro. Non era un granchè come atmosfera o arredamenti, collaboravo con l’associazione Chiacchiere in Musica e promuovevo corsi ed incontri. I primi incontri con le coppette/allattamento/contraccezione, li facevo anche con solo due persone.

E poi sono arrivate le fasce. A Trento le fasce erano un occasione di incontro, di dolci, di chiacchiere, di risate e condivisione. Organizzavo un incontro al mese e c’erano in media 15/20 mamme ogni volta. E da là la mia attività ha iniziato a fiorire. In quell’insieme era anche arrivata una intervista nella tivù locale e una rubrica nella radio provinciale.
Poi qualcuno ha spento il mio interruttore e mi son chiusa in casa, abbrutita e depressa.

Ma come capita spesso, il sole torna a splendere dopo una bufera. Forse ci ho messo troppo, ma credo che le ferite abbiano bisogno del giusto tempo per rimarginarsi, e per completare per bene la guarigione serve anche un po’ di fisioterapia.
Nel giro di poche settimane decido che Trento non faceva per me. Avrei potuto riprendere i vecchi contatti facilmente, ma non era più casa mia o forse non lo era mai stata. Senza pensarci, impacchetto tutto e parto senza sapere cosa avrei fatto.
Son tornata in Toscana nel momento in cui stavo guarendo, ed è stato grazie ad un lavoro che con l’ostetricia non c’entra molto, anche se c’entrava la mia creatività che ancora era spenta. Lavoravo in cucina, che si sa che se uno deve mangiare, qualcosa deve pur fare. Una sera il mio capo-amico mi dice “Violeta, i tuoi piatti sono spenti”. E allora ho realizzato che ancora non ero proprio uscita dal buco nero e che dovevo lavorare di più su quel lato di me anche se ero stanca.

E poi capita come nei film, almeno a me. Anche se la mia presenza sui social era entrata in letargo come me, restava la scia colorata di come ero. Questa è bastata per un primo contatto, gli incontri di Mysecretcase. E’ incredibile come basti una sola persona a credere di nuovo in te per farti vedere di nuovo una piccola luce. E non sono loro che la accendono, ma sei tu che pigi sull’interruttore e dai di nuovo luce a te stessa.

Trovo una casa dove sentirmi a casa, anche se non è andata così. Due stanze in un garage riadattato, pieno di umido e di muffa dove per poter lavorare giocavo a tetris con le cose.
E mi licenzio dalla cucina. Non potevo pensare di portare avanti il mio lavoro da ostetrica con i fine settimana occupati o la possibilità di essere reperibile sempre. Un altro salto nel buio.
Ma questa volta ho un lumino da seguire, una piccola luce o sogno che mi chiamava da tanto tempo e inizio più seriamente a coltivarlo. Tanto che mi dimentico di me stessa, del mio corpo. Mangio male e ritrovo tutti i chilogrammi persi. Una amica mi ha insegnato che le cose “perse” tendiamo a ritrovarle.

Ma tutte quelle ore al pc, a chiedere prodotti, a pubblicare foto su instagram, a dare retta a mia sorella con le sue idee di salottino e di specializzarsi in qualcosa (“devi diventare la vaginologa dell’internet” mi ha detto), iniziano a portare i frutti. E mi ritrovo a non aver più tempo nemmeno per fare i volantini per le mie stesse attività.

Di punto in bianco la padrona di casa impazzisce e mi sfratta. Sul momento mi sale la bile. Un altro trasloco dopo nemmeno 12 mesi e con 15 metri cubi di robe da smontare e da spostare. Ma quando si ha culo (e pare che il mio faccia provincia) o meglio si hanno tanti contatti, si trova la casa giusta, perfetta per quel momento, per tutte le cose, per tutto insomma.

La mia casa nuova ha una stanza in più che invece di addobbare a normale salotto, ho arredato come un salottino Ostetrico con tutto quello che serve per poter condurre incontri e corsi.

Piena di sogni a settembre ho pianificato tutta una serie di eventi, corsi ed incontri. Non ho tenuto conto di tutti gli altri impegni che avevo, e a cui ho dato maggiore priorità, e non mi son potuta concentrare per bene a promuoverli.
Sistemata a tavolino ho capito che dovevo tagliare e riorganizzare, un po’ come spiega la Marano nel suo libro “Chi ha paura del business plan?”: “non mettere troppa carne al fuoco ma concentrati bene su poche cose”.

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E’ che non ho tenuto conto che a in provincia di Pisa ripartivo da zero. E anche se mi chiamano a Savona, a Trieste, a Bari, Latina, Milano, Roma, Bologna, Verona (alcune sono in previsione per l’anno nuovo), qua tra le colline ancora non mi conoscono.
Quindi ho fatto un passo indietro. E son tornata alla me degli inizi, ovviamente con un bagaglio molto più ampio e tanti giochini nuovi.

Così, anche se per l’incontro di ieri sera avevo solo due partecipanti, ho deciso che valeva la pena di farlo, per me e per loro che volevano partecipare. E non poteva che iniziare con il pavimento pelvico! sembra quasi che questo ormai sia il mio fulcro, non perchè diventerò riabilitatrice, ma perchè credo che sia il cuore della femminilità, il centro, l’origine di tutto.

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Che poi pare che per l’incontro di settimana prossima sullo squirting abbia il pienone!

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Psicologa Cecilia Autelli

Mi chiamo Cecilia Autelli e sono una psicologa. Inoltre, sono iscritta al terzo anno della scuola di psicoterapia a indirizzo cognitivo-neuropsicologico. Nella mia pratica clinica

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