Liberiamo una ricetta: Spatzle di grano saraceno ai porri,crudo e panna

 Oggi in tutto il web c’è una grande iniziativa! Saranno liberate intorno alle 11 di questa mattina tantissime ricette per chi ha voglia di leggerle, per chi avrà voglia di cucinarle.
Io oggi regalo una ricetta degli spatzle. Purtroppo non è venuta molto bene ed era la mia prima esperienza ma ho già pronti suggerimenti per me stessa per il prossimo sperimento.

Gli spatzle sono dei gnocchetti tipici svevi, quindi di qua vicino ai trentini ma che comunque son diventati anche un piatto tipico trentino e pare che non ci sia trentino che non li faccia (forse, non lo so ancora bene). Per natale l’omo mi ha regalato l’aggeggio che serve per farli, è una specie di grattugia dove si mette la sbobba e si va avanti e indietro e cola l’impasto a forma di moccio nell’acqua bollente e quindi si cuoce subito con quella forma. Ecco, questa è una spiegazione fast, se volete come al solito wikipedia può essere più esaustiva.
Nei miei incontri sull’autosvezzamento ho trovato che la forma e la consistenza degli spatzle, e anche gli ingredienti, è ideale per i piccoli che si apprestano a incontrare i cibi solidi.
Se non avete la macchinetta vanno benissimo quelli che si comprano al supermercato, basta scegliere quelli che hanno meno schifezze dentro tra gli ingredienti!
E ovviamente un sugo bono e sano!

Ingredienti per 4 persone o 3 abbondanti:

Per gli spatzle
150 gr di farina di grano saraceno
50 gr di farina

3 uova
50 ml di acqua
sale

Per il sughetto (questo non è molto salutare per un neonato che inizia l’autosvezzamento! per lui ottimo è pomodoro e ricotta)
un tocco di pancetta
1 porro
100 gr di panna
latte a piacere
olio extravergine d’oliva
un tocchetto di burro
sale e pepe
parmigiano a volontà

Si mescolano le farine nel mixer e poi si aggiungono gli ingredienti liquidi (uova e acqua) quindi si mescola tutto fino a ottenere questa pappetta moscia che si lascia riposare per mezz’ora circa

 

 Quindi, avendo messo in precedenza a bollire una pentola con acqua salata e con un cucchiaino di olio, si prende la speciale grattugia il cui nome per noi italiani è impronunciabile e si mette un po’ di impasto e si fa avanti e indietro piano e mescolando pure le gocce di impasto che cadono nell’acqua altrimenti si ammalloppano tutte là e fanno una frittellona unica.

La ricetta da cui mi sono inspirata diceva di mettere, una volta cotti e cottura rilevata a mo di gnocchi o assaggiandoli, subito gli spatzle dentro la padella con il sugo ma mi si sono un po’ spappolati e il risultato è stato un mix pappettoso ma buono. Mi sorge il dubbio se dovessi aspettare che si raffreddassero (se si vogliono conservare senza condirli basta mettergli dell’olio e no si attaccano) per far agglutinare bene o di modificare la mescola delle farine, mettere meno farina di grano saraceno e mettere più farina del tipo bianco e magari quella di grano duro che ha più collante rispetto alla farina bianca 00 che ho usato.
Ingredienti modificabili in
100 gr grano saraceno
100 gr  farina grano duro
3 uova
50 ml acqua

Per il sughetto… Ho preso il porro e l’ho tagliato a rondelle dopo di che l’ho saltato in padellone antiaderente con olio extravergine d’oliva

Ho tagliato la pancetta a pezzettini ini e l’ho saltata assieme al porro quando questo si era già appassito

 Quando tutto era ben saltato e doratino come piace a me ho aggiunto la panna per amalgamare

Quindi aggiustiamo di sale, pepe, nosce moscata che ci piace un sacco a noi in casa…. Ed ecco che il sugo è pronto per accogliere gli spatzle!! ma non sono carinissimi??

 Ed eccoli nel piatto dopo una mega spolverata di parmigiano, Buon Appetito!!

“Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web”

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Psicologa Cecilia Autelli

Mi chiamo Cecilia Autelli e sono una psicologa. Inoltre, sono iscritta al terzo anno della scuola di psicoterapia a indirizzo cognitivo-neuropsicologico. Nella mia pratica clinica

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